Giancarlo De Cataldo, Mimmo Rafele, La forma della paura, Einaudi, Torino, 2009, pp. 260, ISBN 978-88-06-19542-7, € 17,00
Nota per il lettore: il presente romanzo non è un legal thriller e, di conseguenza, non potrà concorrere al premio Legal Drama Award 2009 nè verrà inserito nella Biblioteca del Legal Thriller della LDS. Si è però ritenuto opportuno recensirlo sul nostro sito perchè Opera di possibile interesse per i nostri lettori e perché scritta da un noto magistrato scrittore, Giancarlo De Cataldo.
di Giovanni Ziccardi
Il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo è affiancato, nella redazione di questo nuovo romanzo, dallo sceneggiatore d’esperienza Mimmo Rafele: l’esito finale è sicuramente pregevole.
Si tratta di un romanzo molto articolato che vede diversi protagonisti: poliziotti (corrotti e onesti), terroristi e apprendisti tali, autonomi e dissidenti, femmine fatali, idealisti e criminali, con il passato che ritorna sempre e un futuro che viene giocato di giorno in giorno rischiando la vita o la salute mentale.
Il risultato finale è un romanzo serrato, in alcuni punti estremamente cinematografico, molto asciutto e privo di fronzoli, scritto con maestria e duro (tanto da essere realistico) al punto giusto.
Il prologo disegna il panorama di una Serbia in guerra, dove operano personaggi che saranno, per tutto il libro, al centro dell’azione. La trama si sposta poi nell’hinterland romano, e viene divisa in «scene» che scandiscono la narrativa in base all’azione di singoli personaggi, sino ad arrivare al «sipario» finale e alla conclusione a Parigi.
La narrativa è non solo molto articolata, ma anche assai vivace, e permette al lettore di seguire senza particolari problemi lo svolgimento degli eventi: si mescolano la periferia romana, fiumi di cocaina, armi automatiche, sparatorie in autostrada, tanto sangue, fondamentalismo religioso e scene che sembrano richiamare direttamente, in alcuni punti, le parti di film quali il brasiliano «Tropa de Elite» o le azioni del recente Vincent Cassel di «Nemico Pubblico n. 1».
In sottofondo, ma non troppo, problemi etici (il pericolo di una degenerazione corrotta e violenta delle Forze dell’Ordine, il senso di onore e di appartenenza a un gruppo o a una banda, l’opposizione al sistema, le garanzie nell’era del terrorismo, la tortura e le extraordinary rendition), di razzismo (la discriminazione e la violenza nei confronti di gay e transessuali e le forme estreme di intolleranza e di nazionalismo) e religiosi (il terrorismo e il fondamentalismo illustrati da diversi punti di vista e con varie motivazioni).
Il cocktail dato da tutti questi elementi, sapientemente miscelati da due scrittori di indubbio mestiere, è avvincente, ben confezionato e suggestivo, come nella tradizione dei romanzi di De Cataldo, e coinvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina, senza cali di tensione.
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